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Parola della Domenica

 

11 Gennaio 2026 -

Battesimo del Signore

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3,11-13)

 

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

 

 

Figli amati nel Figlio

 

Celebriamo in questa ultima domenica del Tempo di Natale la festa del Battesimo del Signore.

È l’ultimo “avvenimento” prima di rientrare a vivere il Tempo Ordinario.

Nel vangelo di Matteo questo è il primo atto pubblico e volontario di Gesù: “Dalla Galilea venne al Giordano per farsi battezzare” (3,13).

Gesù aderisce al progetto di Dio su di lui con la stessa sfumatura di colore che ha caratterizzato i suoi primi 30 anni a Nazareth: l’umiltà. Ora lui, il Figlio di Dio, viene a ricevere da Giovanni Battista il suo battesimo.

Il battesimo di Giovanni era per la conversione: chi andava a riceverlo aveva preso consapevolezza della sua distanza da Dio e desiderava tornare a Lui; erano uomini che desideravano la salvezza per le loro vite e con il gesto del battesimo volevano purificare i loro cuori.

Gesù in mezzo a questa gente non aveva motivo di esserci: Lui, l’unico senza peccato, anzi, addirittura colui che ha il potere di rimettere i peccati! È la stessa logica dell’incarnazione: il nostro Dio non prende le distanze da noi, non le accorcia, le annulla totalmente!! E Gesù, nel suo mettersi in fila con i peccatori per ricevere il battesimo di Giovanni, lo riafferma in modo forte.

Dice il testo che Gesù, nel breve dibattito che ha con il Battista –che non voleva battezzarlo ritenendosi inferiore a Lui-, dice: “Lascia fare per ora perché conviene per noi compiere ogni giustizia” (v 15). Il termine “giustizia” per l’evangelista Matteo significa la volontà di Dio, il suo progetto salvifico al quale aderire con piena disponibilità; Gesù, quindi, si sottomette al battesimo per attuare il progetto di Dio, per portare a compimento le sue promesse di salvezza già contenute nell’Antico Testamento.

Gesù, come il servo sofferente che ci viene presentato nella prima lettura del profeta Isaia, si sottomette alla volontà salvifica del Padre.

Il battesimo è la scelta fondamentale di Gesù che, conoscendo l’amore del Padre per i suoi figli, si fa loro fratello: si mischia tra i peccatori, si immerge nella loro realtà con amore solidale.

Gesù è il Giusto, l’Agnello di Dio che porta su di sé il peccato del mondo (cfr Gv 1,29) che si immerge nel fiume Giordano per compiere la volontà di Dio. L’uomo che si immerge nel fiume ne esce purificato; Gesù immergendovisi ne esce carico delle nostre debolezze. Si immerge nelle nostre solitudini per starci vicino; si immerge nelle nostre lontananze per essere per noi l’Emmanuele, il Dio-con-noi, il Dio amore; si immerge perché ogni uomo possa incontrare il Signore della vita.

In questo modo, e non in un altro, ci salva!

Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati mediante la conoscenza della verità: il loro essere figli nel Figlio! Per questo Gesù arriva sulle rive del Giordano: per comunicare a tutti questa figliolanza diventando il primogenito di una moltitudine di fratelli (cfr Rm 8,29).

L’immersione nelle acque è per Gesù il passaggio obbligato per rivelarsi Figlio.

Il battesimo di Gesù ci riporta anche a rileggere molti passi dell’Antico Testamento in chiave salvifica. Molti sono gli elementi che hanno un forte valore simbolico. Il Giordano è il fiume alle soglie della terra promessa; l’acqua è quella attraversata all’asciutto per uscire dall’Egitto ed essere un popolo libero e non più schiavo e quella scaturita dalla roccia perché gli israeliti non morissero di sete nel deserto.

Il battesimo, che avveniva per immersione, ci dà, in modo forte, il senso della vita nuova: le acque sommergono tutto l’uomo, la sua vita, il suo peccato e da queste acque l’emersione è il segno della vita ritrovata e purificata. Uscire dall’acqua rimanda all’Esodo: antico e fondamentale atto salvifico che viene ora portato a compimento nel Figlio diletto che conduce la sua Chiesa alla liberazione completa e definitiva.

Allo stesso modo dopo il battesimo si aprono i cieli, come accadrà alla morte del Figlio, quando il velo del Tempio si squarcerà e Dio non sarà più un Dio nascosto, ma si rivelerà nell’amore del Figlio che dona la sua vita per la salvezza di tutti.

L’ultima scena del battesimo è proprio l’aprirsi dei cieli e la discesa dello Spirito in forma di colomba e la voce del Padre che dice: “Questi è il Figlio mio, l’amato, nel quale mi sono compiaciuto” ( v 16-17). La colomba ci riporta con la memoria alla scena del diluvio (Gen 8,11-ss), quando il suo ritorno all’arca annuncerà l’alleanza che Dio ha stretto col suo popolo: è la creazione nuova che non sarà mai più distrutta.

Il Padre fa udire la sua voce, dice una parola: la Parola è il suo Figlio fatto carne e il Figlio è il volto stesso del Padre. “Chi ha visto me ha visto il Padre”, dirà Gesù nel vangelo di Giovanni (cfr Gv 14,9).

Così Gesù nel battesimo si rivela: Lui è il Figlio di Dio e Dio è Padre suo e, in Lui, è anche Padre nostro.

In Lui, Figlio amato, anche noi siamo amati dello stesso amore.

 

 

 

 

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