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Terza parte:
Dalla contemplazione la vita


 

Povertà come pienezza

 

 

O povertà beata!
A chi t'ama e ti abbraccia procuri ricchezze eterne.

O povertà santa!
A quanti ti possiedono
e desiderano,

Dio promette il regno dei cieli, ed offre in modo infallibile eterna gloria
e vita beata.

O povertà pia!
Te il Signore Gesù Cristo,

in cui potere erano e sono
il cielo e la terra,

giacché bastò un cenno della sua parola
e tutte le cose furono create (Sal 32,9; 148,5),
si degnò abbracciare a preferenza di ogni altra cosa.
Disse egli, infatti: Le volpi hanno le loro tane, gli uccelli del cielo i nidi,
ma il Figlio dell’uomo, cioè Cristo, non ha dove posare il capo (Mt 8,20);
e quando lo reclinò sul suo petto, fu per rendere l’ultimo respiro (Gv 19,30).

(S. Chiara d’Assisi, Prima Lettera a S. Agnese da Praga, 15-18 : FF 2864) 



Il fondamento della povertà è una pienezza:
è aver trovato il tesoro nel campo e vendere tutto per acquistarlo.


Poveri perché ricchi,
della sola sufficiente ricchezza,
della sola cosa necessaria,
la parte migliore che non sarà portata via.


Poveri perché dati sino alla fine,
dove la povertà è la forma dell’Amore,
ed è risposta a chi ha dato tutto se stesso.


Poveri perché testimoni di un Padre
che si prende cura dei suoi figli,
figli che non hanno nulla
per fare spazio al tutto che viene da Lui,
e condividerlo con il fratello che è accanto.


È la povertà fatta alla maniera dello Spirito
fatta dall’Amore
e per amare come Lui.
È tutto ciò che si perde,
si lascia andare,
per continuare ad amare il fratello.
Tutto ciò che è tolto perché non sia tolto lo stare con il fratello.


È tutto il tempo perduto,
la vita lasciata,
le cose non più possedute,
i confini infranti,
tutto ciò in cui occorre cambiare,
per poter essere fratello, prossimo, di un altro.


Si è tanto più poveri quindi quanto più si ama.
È l’amore che fa lo spessore della povertà evangelica,
cioè si è poveri per un altro,
per un Altro,
si è poveri perché amare ci ha portato via tutto.


A chi cammina nella povertà fatta dall’Amore appartiene il Regno dei cieli.



Seguendo Gesù Cristo, via, verità e vita,
Francesco e Chiara furono contenti di possedere Dio solo.
Nulla desiderarono, nulla vollero,
in nulla trovarono piacere e diletto
se non nel Creatore e Redentore e Salvatore nostro,
solo vero Dio, che è pienezza di bene,
 ogni bene, tutto il bene, il vero e sommo bene (CC.GG. art. 9).

 

 

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Sorelle povere

 

 

Le sorelle non si approprino di nulla,
né della casa, né del luogo, né d’alcuna cosa,
e come pellegrine e forestiere in questo mondo (cfr Sal 38,13; 1Pt 2,11),
servendo al Signore
in povertà e umiltà,

con fiducia mandino
per la elemosina…

Ognuna manifesti l'una all'altra la propria necessità.
E se la madre ama e nutre la figlia sua carnale,
con quanto maggiore amore deve la sorella
amare e nutrire la sua sorella spirituale?

(S. Chiara d’Assisi, Regola di S. Chiara  VIII,1-2.15 : FF 2795)

 


Il Dio di Francesco e Chiara è Padre,
cioè qualcuno da cui si è generati insieme come fratelli,
conosciuto da fratelli.


E la fraternità si costituisce proprio nella forma della povertà evangelica.
Si è sorelle perché si è povere.
E si è povere perché si è scelto di lasciare ogni cosa per costruire un noi,
sorelle perché si è scelto di perdere tutto per esserlo.


Io Chiara, una-cum le mie sorelle.
La vita e la forma della nostra povertà sono il luogo dove si diventa una-cum.
E si incontra la sorella solo lì dove si incontra la propria povertà,
solo lì dove aver amato ha tolto ogni altra cosa,
ogni ostacolo, ogni ritardo,
ogni riparo, ogni certezza,
ogni grandezza.

 

 

La stessa comunione di vita che ci fa uno col Padre
nel Figlio che assunto la carne della nostra fragile umanità,
ci lega, come corpo unico con i fratelli,
che non da sangue,
né da volontà di carne,
né da volontà di uomo,
ma da Dio sono nati (CC.GG. art. 10)
.

 

 

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Nel chiostro

 

 

Lasciati, dunque, o regina sposa del celeste Re,
bruciare sempre più fortemente da questo ardore di carità!
Contempla ancora
le indicibili sue delizie,
le ricchezze
e gli onori eterni,

e grida con tutto l’ardore del tuo desiderio
e del tuo amore:

Attirami a te,
o celeste Sposo!

Dietro a te correremo attratti dalla dolcezza del tuo profumo (Ct 1,3).
Correrò, senza stancarmi mai,
finché tu mi introduca nella tua cella inebriante (Ct 2,4).
Allora la tua sinistra passi sotto il mio capo
e la tua destra mi abbracci deliziosamente (Ct 2,6)
e tu mi bacerai col felicissimo bacio della tua bocca (Ct 1,1).

(S. Chiara d’Assisi, Quarta Lettera a S. Agnese da Praga 27-32 : FF 2905-2906)

 


Raccolte nel chiostro,
per lasciarsi trovare da Dio
e dai fratelli.
La clausura è possibilità di incontro:
è rimanere nel dialogo ininterrotto tra cielo e terra,
rimanere nella Parola detta,
nella Vita data,
rimanere nel sino alla fine,
rimanere nell’Amore che ci fa una sola cosa
con Dio e con i fratelli.

Clausura sono i legami di bontà e i vincoli di amore
di Colui che è curvo sull’uomo fatto figlio,
e che attirano delle donne povere e inutili
all’unico Bene sommamente amato.

 


Nel mistero di Maria

la clausura è la nostra opzione ecclesiale
di viere nascoste con Cristo in Dio,
a cui interamente ci dedichiamo
nella totalità del suo amore (CC.GG. art. 11).

 

 

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Nella Chiesa

 

 

Ti stimo collaboratrice

(Cfr.1Cor 3,9; Rm 16,3)
di Dio stesso

e sostegno delle membra deboli e vacillanti
del suo ineffabile Corpo.

(S. Chiara d’Assisi, Terza Lettera a S. Agnese da Praga, 8 :  FF 2886)



Essere Chiesa.
Manifestare il suo mistero
di sposa che celebra
il suo sposo,
di figlia che tutto riceve e tutta si restituisce al Padre,
di serva che prende forma dalla sua volontà,
di madre che concepisce e genera il Vangelo
nel suo cuore e dentro la vita del mondo.


Ed essere per la Chiesa.
Essere grazie che è al principio e alla fine del suo operare,
invocare Lui, fatti voce di ogni creatura,
Creatore e Signore della storia,
meta di ogni andare,
compimento di ogni speranza,
certezza di ogni promessa.


Essere nella chiesa
da poveri accanto ad altri poveri,
piccoli tra i più piccoli,
pellegrini e forestieri,
abitanti del mondo,
nella coscienza di essere amati e attesi,
ritrovati e perdonati,
sulla strada verso casa,
quella in cui la memoria del Padre
ci fa diventare fratelli di tutti.

 

 

È con tutta la loro vita,
che le Sorelle Povere divengono
sostengo delle membra deboli e vacillanti del Corpo del Signore,
accogliendo in sé la lode del cosmo
e introducendolo nella festa del Regno che viene (CC.GG. art 12)
.

 

 

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